Cari fedeli, riportiamo qui sotto la versione integrale dell’Omelia di Sua Eminenza Cardinale Mauro Piacenza del 27 novembre in occasione della festa della Medaglia Miracolosa:

Memoria della Medaglia Miracolosa

(Chiesa di S. Andrea delle Fratte, Roma, 27 novembre 2020)

Nel colloquio della prima apparizione di Parigi, nel cuore della notte fra il 18 e il 19 luglio 1830, la SS.ma Vergine aveva indicato a S. Caterina Labouré l’altare e il tabernacolo come luogo di preghiera, di fiducia, di certezza nell’aiuto di Dio, nei momenti più tristi, nelle difficoltà personali e collettive. L’invito alla veggente, infatti, era verosimilmente rivolto a tutti. Era un invito di Maria a tutti i cattolici, affinché la presenza eucaristica di Gesù in mezzo a loro, non fosse mai dimenticata. Questo invito lo sentiamo più che mai adesso e ad esso vogliamo rispondere pienamente. Gesù eucaristico è il centro, il nord magnetico, che deve orientare la nostra vita e le nostre attività. E’ questo stesso invito che la Santa Madre Celeste rivolge a noi in questi drammatici tempi di pandemia del materialismo e del coronavirus, di stravolgimento delle verità fondanti nell’ordine della natura e della grazia, di stravolgimento del vero, del giusto, del buono, del bello.

Le apparizioni dell’Immacolata della Medaglia Miracolosa si distinguono anche per la nota eucaristica sulla quale ritengo quanto mai utile soffermarmi appena in questa circostanza. Tali note apparizioni, infatti, si svolgono attorno all’altare e la Madonna indica espressamente l’Eucarestia, come se ripetesse: “guardate il sole!”

In tutti i santuari mariani del mondo è commovente la funzione eucaristica vespertina. In tutti i grandi santuari mariani centinaia di Messe, migliaia di Comunioni precedute da sincere e commoventi confessioni, fanno toccare con mano come la SS.ma Vergine porti davvero le anime a Gesù e Gesù alle anime; Maria è missionaria infaticabile!

Nei santuari mariani si realizzano davvero egregiamente le famose parole di S. Francesco Saverio: “Gesù non è mai così ben conosciuto, come quando è presentato sulle braccia di Maria”.

Quanto è bello partecipare alla S. Messa, ovvero alla rinnovazione del Sacrificio del Calvario accanto alla Addolorata ai piedi della croce! Com’è più facile comunicarsi bene, quando Maria ci prepara a ricevere Gesù! Com’è utile e formativo soffermarsi innanzi al tabernacolo in preghiera o in silenziosa adorazione, uniti a Maria, perfetta e perpetua adoratrice del Verbo Incarnato! La Mediatrice prega così con noi e per noi; rende più pura la nostra preghiera, ci porta a Gesù mentre ce Lo dona.

Ho letto che presso i monaci Cistercensi, anticamente si usava custodire le Sacre Specie in una teca sospesa alla mano destra di una statua della Madonna sotto la quale l’abate Rancé vi aveva fatto incidere queste parole: “O cristiano che vieni a ricevere il Pane della vita, ricordati che esso è stato impastato con il purissimo sangue di Maria!

E’ utile meditare spesso sull’accostamento di queste tre frasi, composte ciascuna di cinque sole parolette, ma che hanno cambiato e che cambiano il mondo:

Fiat mihi secundum verbum tuum: si faccia di me secondo la tua parola.

Et Verbum caro factum est: e il Verbo si è fatto carne.

Hoc est enim corpus meum: questo è infatti il mio corpo.

Le parole della Santa Vergine segnano l’inizio della incarnazione della seconda Persona della SS.ma Trinità; le parole del Vangelo sottolineano la realizzazione di questo grande mistero; le parole di Gesù nell’ultima cena, ripetute dal sacerdote in ogni S. Messa, ci assicurano la presenza reale di Gesù nell’Eucarestia fino alla fine dei secoli.

Nella medaglia, ben giustamente detta “miracolosa”, sulla quale oggi siamo chiamati a concentrare i nostri sguardi, abbiamo una mirabile catechesi, una sintesi fondamentale per la nostra vita cristiana. La medaglia della visione figurativa di Santa Caterina Labouré è una miniatura: minima, leggera, ideogrammatica. In uno spazio molto piccolo, in modo minuscolo, con pochi simboli, essa riassume in un tutto la mariologia. In essa si potrebbe trovare una microapocalisse, ossia un insegnamento del pensiero globale della Chiesa sulla Madre di Gesù, proposto per immagine ed allegoria. E questo insegnamento ha il carattere di costituire una sintesi dell’idea e dell’immagine, una “somma” fatta tanto per la gente eletta quanto per tutto il popolo.

Si può meditare sulla disposizione della medaglia, sulla sua disgiunzione in due fasi successive, una fase di gloria e una di dolore, quasi ad indicare che la beatitudine e la sofferenza sono due facce di una identica e incomunicabile realtà. In una di queste facce la medaglia propone l’immagine di una Vergine velata, con i piedi nudi appoggiati al globo del mondo. Questo globo è minacciato dall’“antico serpente”. Le mani lasciano sfuggire dei raggi. Il rovescio della medaglia presenta la lettera M sormontata da una croce; al di sotto della croce, due cuori. C’erano anche dodici stelle.

Si poteva dire che il diritto della medaglia presentava il dramma della salvezza visto dall’esterno, la lotta primordiale indicata nella genesi tra la Donna misteriosa e l’enigmatico serpente: lotta che si ritroverà nell’Apocalisse. La prima faccia è una immagine di gioia, ogni sorgente mira ad effondersi, ogni amore mira a suscitare amore. Ma se si gira la medaglia, allora si notano il segno della croce e i due cuori che soffrono insieme: così entriamo nell’intimità del mistero.

Supponiamo, per pura ipotesi, che si fosse chiesto ad un creatore di immagini e ad un poeta, credente o miscredente, di fabbricare una medaglia il cui principio fosse di contenere il massimo di insegnamenti in un minimo di tratti e di segni, con la clausola che la medaglia dovesse essere intellegibile a tutti i cristiani, sia grandi intellettuali, sia incolti. Supponiamo che un tale progetto di medaglia fosse messo a concorso; probabilmente i risultati sarebbero stati inferiori a quelli della “medaglia” vista nell’estasi di Caterina. Infatti è difficile concentrare più idee di quante ne contenga questa medaglia. In essa si trova riassunta l’essenza del mistero di Cristo rifratto nel Cuore Immacolato di Maria. Il Vangelo è la rivelazione della paternità divina.  Dio è Amore, e così il Figlio, che è la sua immagine, e così lo Spirito Santo, che è il suo Spirito. Ma affinché il timore non venisse ad insinuarsi di nuovo nell’amore, attraverso l’incapacità che noi abbiamo a crederci degni d’amore, era conveniente che ci fosse, insieme con il Figlio, un’altra immagine terrestre dell’amore divino. E’ caratteristico della nostra natura che spesso non possiamo amare pienamente un essere se non attraverso un altro. E’ conveniente che esista un riflesso, un’immagine, una eco perché l’essere si riveli: se stesse solo, innanzi a noi, senza specchio, noi lo conosceremmo male, abbagliati, sconcertati dalla sua presenza. Noi lo deformeremmo, ci allontaneremmo da lui. Simile proiezione giustifica la tecnica della metafora, della “parabola” che sta alle origini delle arti. Da tale punto di vista si direbbe che Maria, l’idea di Maria, l’immagine di Maria nata da questa idea, è uno specchio dell’Essere infinito. Specchio tanto più puro e perfetto per il fatto che Maria esiste, vive, si muove soltanto in rapporto all’Essere infinito. Per vedere Dio, è necessario un organo di visione che partecipi della luce, anzi, che riassorba il bagliore della luce. E’ vero che questo mezzo è il Cristo e che il Cristo basta, lui che per definizione, per essenza e secondo la storia, è l’unico mediatore. Ma la persona di Cristo lo pone nella divinità, “Dio da Dio, Luce da Luce”. Il carattere di Maria, che la medaglia riassume, è di essere per un gran numero di coscienze un organo secondario di visione.

Ma ritorniamo alla medaglia e situiamola nel momento storico. Siamo nel 1830. Nella medaglia sono prefigurati gli sviluppi successivi del pensiero cattolico sulla Beata Vergine Maria: l’Assunzione e soprattutto l’Immacolata Concezione, per non dire nulla – come affermava il Santo Cardinale Newman – di quelli che sono ancora nascosti nel seno della Chiesa. Per S. Massimiliano Maria Kolbe, “Maria concepita senza peccato” è il primo annuncio della parola, più metafisica, di Lourdes:” Io sono l’Immacolata Concezione” che, come ancora dice lo stesso Kolbe, è una definizione tramite la stessa essenza.

Basterebbe considerare l’incredibile successo di questa medaglia per dimostrare che essa corrisponde ad una struttura del profondo. Essa è come la rappresentazione simbolica del mondo soprannaturale e della sua storia piena di speranza. Il simbolo deve essere universale nei significati. Il simbolo deve rimanere minimo e deve essere concreto. Forse di tutti i simboli umanamente concepibili, quello che presenta al massimo questi caratteri è il simbolo del cuore. E’ un organo di piccole dimensioni, ma centrale e focale, fonte di vita. E’ concreto, palpabile, così facilmente trapassabile da una lancia, sempre vulnerabile. E’ il linguaggio del Cantico dei Cantici e del Vangelo, il linguaggio del Sacro Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria.

Un problema pratico di ogni cristiano è quello di concentrare il massimo nel minimo. Se si pesano gli atti di Gesù nel Vangelo, si vede che ognuno di essi è uno specchio di tutto, così che in un gesto del Verbo c’è tutto: si potrebbe dedurre tutto da ciascuno di essi.

Similmente l’oggetto ultimo dell’insegnamento cristiano è ridurre la somma dei precetti e delle dottrine in un testo breve, in un riassunto, in un «simbolo».

Nell’ordine della fede, ognuno di noi avrà sempre bisogno di un “credo”. Partendo dal centro verso la circonferenza, si potrà sviluppare questo simbolo germinale. Il difficile sta nel trovare un simbolo, come la croce, che parli a tutti, in tutti i luoghi, in tutti i paesi, qualunque sia la cultura, il grado di purezza o in impurità, di pietà o di peccato.

La medaglia è questo simbolo, un simbolo del tutto; un punto che riempie tutto. Di più; è un segno di unione. Possono portarla il saggio e il rozzo, il sapiente e l’ignorante, il credente e perfino il miscredente! Basta guardare l’avventura di Ratisborne, di quel Ratisborne che la derideva, pensando che la medaglia non significasse nulla, mentre, poco dopo, proprio a partire da questa chiesa, per lui avrebbe significato tutto.

Appare chiaro che la medaglia miracolosa si situa nell’ambito teologico e storico del dogma della Immacolata Concezione di Maria. Le parole della giaculatoria, l’atteggiamento tradizionale della Immacolata, il serpente che richiama le prime pagine della Scrittura, non permettono alcun dubbio. Le apparizioni di Parigi e la medaglia hanno un fine specifico oltre che un messaggio: quello di preparare i fedeli del mondo intero alla definizione dogmatica del 1854. Il messaggio inizia a Parigi, si concretizza a Roma e si compie a Lourdes nel 1858.

Le prime due frasi dell’apparizione a S. Caterina Labouré ci parlano tuttavia anche di altri privilegi e prerogative della Santa Vergine. Come non vedere nella Madonna del globo, simbolo del mondo e di ogni anima, la maternità spirituale di Maria al riguardo della Chiesa e degli uomini? Come non vedere la sua mediazione universale «ascendente» (offerta del globo a Dio) e «discendente» (i raggi che piovono sul mondo, simboleggianti le grazie ottenute)? Gli anelli splendenti e quelli opachi nelle sue mani e le parole che danno alla veggente la spiegazione di questo fatto, ne sono come la conferma.

Anche la regalità di Maria è adombrata nella faccia anteriore della medaglia. Maria poggia i suoi piedi sul mondo e tutto il suo atteggiamento – pur non avendo le insegne della corona e dello scettro – è quello di una regina e di una madre insieme. Essa difende il mondo dal serpente, l’offre a Dio perché è suo, perché l’ama e lo vuole portare a salvezza.

Come convengono a questa bella immagine le parole di una delle più belle tra le preghiere mariane: Salve o Regine, Madre di misericordia!

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