La nostra cittadinanza è nei cieli (Fil 4,20)

Carissimi,

            celebrando questa Eucarestia di suffragio, noi professiamo la nostra fede nel Signore Gesù che con la sua morte e risurrezione ci ha aperto la porta del suo Regno, donandoci la cittadinanza del cielo.

            Ciò è avvenuto per P. Andrea, non più cittadino della terra, ma cittadino del cielo, avendo raggiunto definitivamente la vera patria attraverso il varco obbligatorio della morte.

            È sempre un evento doloroso l’appuntamento finale che tocca la vita di ogni uomo. Nemmeno Gesù si è sottratto: anzi egli è andato incontro a questo esodo[1] volontariamente, con libertà, con decisione[2]; ha accettato di morire per noi per amore. Così ha tolto alla morte l’ultima parola e con la sua risurrezione ha donato a chi vive di Lui, per Lui e con Lui la stessa sua vita, la gioia piena, che colma totalmente il cuore dell’uomo nell’incontro con Dio, creatore e Padre.

            Possiamo affermare che per P. Andrea, venerdì 11 dicembre 2020, giorno dedicato al Signore Crocifisso e anche al nostro Santo Fondatore Francesco, è il suo dies Natalis: è nato al cielo.

            E non è un caso che ci ha lasciato nel periodo di Avvento: tempo liturgico che ci rinvia all’ultima venuta del Signore e nello stesso tempo ci prepara alla celebrazione della sua nascita nella nostra storia.

            Grazie a questa nascita umana del Verbo, noi cristiani possiamo rinascere dall’alto[3] e nascere al cielo e possiamo fin da oggi gustare la gioia di abitare nella casa di Dio[4].

            P. Andrea, comprendendo che la vita del cristiano non è altro che un Avvento in preparazione a questa nascita celeste, ha vissuto con l’atteggiamento di attesa operosa[5] e come un pellegrino[6], ha aspirato giorno per giorno, alla patria del cielo, alla casa promessa da Gesù[7] che è il cuore di Dio

            È questo ciò che P. Andrea nella sua lunga esistenza, ha sempre desiderato, cercato, amato per sé e ha inculcato in noi suoi confratelli, soprattutto nei più giovani, e nei tanti fedeli che lo hanno avvicinato e si sono accompagnati nell’itinerario di vita.

            La sua dolce figura, il suo volto sorridente e sereno, la sua affettuosa e paterna parola, lasciavano trasparire un’aria particolare e un richiamo alle cose celesti, alla santità.

            Infatti, tra i tanti insegnamenti uno era e rimane il suo costante ritornello:

facciamoci santi.

            Al Vangelo delle Beatitudini[8], che abbiamo ascoltato, ha modellato sentimenti, atteggiamenti, affetti, tutto sé stesso.

            Lo abbiamo conosciuto, umile e semplice, mite e paziente, pacifico e misericordioso: in verità P. Andrea era cosciente dei suoi limiti, della necessità di convertire e allenare il proprio cuore a cercare e a vedere il volto Dio[9] ogni giorno nella preghiera e nei fratelli.

            La sua è stata una esistenza ascensionale verso il monte del Signore, che parte dalla sua fanciullezza: vuole essere frate e sacerdote dietro l’esempio del suo caro zio Francesco già frate minimo. Lascia la casa paterna a Presicce (Lecce) dove è nato il 1 agosto1927, per la casa di S. Francesco a Paola.

            Con dedizione, intelligenza e applicazione, percorre l’itinerario vocazionale e formativo, giungendo alla consacrazione religiosa e alla meta sacerdotale il 22 luglio 1951 a Palermo.

            Da subito, in virtù delle sue qualità umane e virtù cristiane e religiose, i Superiori gli affidano incarichi formativi: maestro degli aspiranti, dei fratini, dei novizi, dei chierici, quindi direttore spirituale, assistente di A.C., Parroco e Superiore in varie sedi.

            I suoi confratelli, apprezzando ulteriormente il suo bagaglio spirituale e riconoscendone l’amore e l’attaccamento per il Fondatore e la sua famiglia religiosa, lo eleggono prima Correttore provinciale a Paola nel giugno 1968 e due anni dopo Correttore Generale.

            Guiderà l’Ordine all’indomani del Concilio Vaticano II, che ha immesso la Chiesa tutta in stato di profondo rinnovamento. Non sono stati anni facili per chi aveva il compito di promuovere il rinnovamento auspicato dalla Chiesa e dalla stessa vita religiosa.

            E’ stato un tempo di grande fermento spirituale, culturale, liturgico, pastorale, non privo di turbolenze, errori, defezioni e crisi che hanno provocato in P. Andrea sofferenza e travaglio, ben consapevole di dover rispondere ai segni dei tempi senza abbandonare il passato.

            Quale P Correttore generale, P. Andrea ha saputo mantenere e guidare l’Ordine, con pazienza, prudenza e saggezza, nel solco del Magistero ecclesiale e della nostra Tradizione. Soprattutto ha aperto, mantenuto e alimentato il dialogo con i confratelli più giovani portatori di istanze e di novità conciliari. Un’opera di mediazione fatta nella verità e carità, per attualizzare insieme il carisma penitenziale. Ci ha chiesto di rimetterci in discussione, di rivedere la nostra identità e missione: tutto ciò ha portato ad avviare ed elaborare le Nuove Costituzioni.

             Nel suo cuore di padre vi è stato sempre un posto privilegiato per le vocazioni: sono state la sua cura e preoccupazione. Non da meno ha avuto lo sguardo preferenziale per il Secondo Ordine, le Monache di Clausura che seguiva e a cui si raccomandava. Come pure amorevolmente ha accompagnato e promosso la famiglia dei Terziari e i laici tutti, sulla strada della santità, attraverso la penitenza e la carità, nello stile di Francesco da Paola.

            Sempre prima linea, sempre e totalmente disponibile a servire il Signore e i confratelli dovunque è andato, senza risparmiare le forze.

            E così fino alla fine. Provato dalla malattia negli ultimi anni, non ha smesso di lavorare per la vigna del Signore, in quest’ultima tappa mariana: lo si è visto seduto, nei banchi, in confessionale o in carrozzella, sempre raccolto in preghiera, ma pronto a rispondere a chiunque lo avvicinasse per consigli, confessioni, direzione spirituale, per una parola di conforto.

            Noi diciamo grazie al Signore per il dono di P. Andrea, sacerdote buono santo e zelante. Lo affidiamo al Padre misericordioso, perché gli conceda la gioia di contemplare il suo volto.

            A nome dell’Ordine nella triplice espressione di Frati, monache e laici, rivolgo il mio grazie a P. Andrea per la sua luminosa testimonianza di innamorato del Signore e di fedele imitatore del Santo Padre Francesco e per l’enorme patrimonio di bene che ci ha consegnato.

            Personalmente lo ringrazio per quanto mi ha dato, soprattutto perché mi ha seguito fin dall’inizio del mio cammino in questa famiglia.

            Nelle sue mani ho emesso la professione semplice e perpetua. E poi lo ringrazio per i tanti consigli che mi ha dato nei miei primi anni di sacerdozio. Sono certo che in questo tempo mi ha sostenuto con la preghiera e che continuerà farlo dal cielo.

            Non posso non ricordare lamore e la tenerezza verso la Vergine Maria, la cui devozione ha diffuso dappertutto. Tra i tanti canti mariani, uno gli era particolarmente caro: Andrò a vederla un Dio, il cui ritornello, al Cielo, al cielo, P. Andrea, nel suonarlo o cantarlo, con quel particolare timbro di voce, rivelava il suo animo rivolto costantemente al cielo.

            A questa meta, giorno dopo giorno si è preparato, ed è giunto provato e purificato dalla malattia. E vigile fino alla fine, non ha fatto altro che ripetere  con la bocca e con le mani aperte, il suo Grazie a tutti e il suo Sono pronto al Signore.

            Abbiamo guadagnato un fratello che si aggiunge alla corona di confratelli, parenti e amici che pregano per noi. Siamo certi che continuerà a interessarsi di noi, della nostra famiglia davanti al Signore, nostro Padre, che sempre ci aspetta nella sua casa per fare festa.

            Prima di concludere desidero salutare e ringraziare tutti voi.

Saluto Sua Eminenza Reverendissima Card Antonelli, che ha manifestato il desiderio di presiedere questa concelebrazione per condividere con noi la preghiera e l’affetto per P. Andrea.

            Un pensiero di gratitudine e di ringraziamento al P. Correttore P. Giacomo e ai confratelli di questa comunità che hanno custodito, amato e curato P. Andrea fino alla fine.

            Come pure alle suore e ai laici che, soprattutto, in questi giorni di sofferenza sono stati vicini, prendendosi cura di tutto.

            Un pensiero particolare e un abbraccio a al fratello P. Gigi e al nipote P. Francesco e in loro a tutti famigliari.

            Ringrazio tutti voi tutti confratelli, sacerdoti, religiosi e fedeli, qui presenti e quei confratelli che hanno manifestato la loro vicinanza e che, date le norme ministeriali a causa della pandemia, si sono uniti con noi in preghiera.

            Ci lasciamo con la conclusione fatta dallo stesso P. Andrea alla fine del suo secondo mandato di Correttore Generale nel luglio1982.

            Ai confratelli di allora e a noi rivela il suo cuore, è il suo testamento:

            Esprimo riconoscenza a tutti voi e allOrdine intero per laffetto con cui mi avete circondato. Sono confuso per la simpatia ripetutamente, in diverse occasioni, e soprattutto ultimamente espressami con varie lettere; ma penso soprattutto allattenzione con cui è stata ascoltata la mia voce e alla docilità con cui generalmente è stata messa in pratica.

            Guardando indietro non trovo che meriti tanto. Senza dubbio avrei dovuto far meglio e di più. Ho disatteso le aspettative di alcuni? Perdonate i miei limiti. Non sento affatto di aver fatto bene, sento invece che dovevo fare meglio, ma quello che posso assicurarvi con piena consapevolezza è che ho amato assai lOrdine e lOrdine nella Chiesa. Per lOrdine sarò sempre pronto a dare anche la vita. In questo amore per lOrdine, che mi ha investito fin da piccolo, penso di poter inquadrare quel sostegno nascosto ma sincero, che ho dato ai Confratelli particolarmente bisognosi.

            Sono pronto a lavorare da domani con piena disponibilità alla voce dei nuovi Superiori ovunque essi lo crederanno opportuno. Forse da suddito farò meglio. Sia ringraziato il nostro santo Padre, se vorrà ancora gradire la mia povera, esigua ma generosa parte[10].

            La vita di P. Andrea è stata un sommesso canto di lode: al suo cantus firmus vogliamo unirci con il Magnificat, l’inno della Vergine per lodare e magnificare il Signore per le meraviglie che continua a manifestare in mezzo a noi.

© Curia Generalizia dell’Ordine dei Minimi

 


[1] cfr. Lc 9,31.

[2] Lc 9,51.

[3] Gv 3,3.

[4] Sal 27.

[5] cfr. Mc 13,33-37; Lc 12,35-44.

[6] cfr. 1 Pt 2,11; I Reg. VI 17.

[7] cfr. Gv 14,2.

[8] Mt 5,1-12.

[9] cfr. Sal 27,8.

[10] BUOM XXVIII (1982), p. 85.

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