Il SILENZIO CHE PARLA

Il 20 gennaio del 1842: un appuntamento inaspettato

Di solito lo si chiama “caso”. Tutte le volte che ci troviamo dinanzi a un avvenimento fortuito, accidentale e imprevisto, diciamo infatti che è stato appunto il caso. Eppure se ci pensiamo bene, il caso il più delle volte, risulta essere un miracolo anonimo, soprattutto quando quel dato avvenimento arriva puntuale, quasi fosse proprio adatto per noi e noi non l’abbiamo né voluto, né pensato e né scelto.

C’era uno scrittore francese, Anatole France, che amava dire che il caso in realtà è lo pseudonimo di Dio quando non si firma personalmente. Beh, se diamo un’occhiata a quanto capitato ad Alfonso Ratisbonne, ci renderemo conto che non si è tanto lontani dalla verità.

Il 20 gennaio del 1842, verso mezzogiorno, Alfonso si troverà dinanzi alla Vergine Maria nella chiesa di sant’Andrea delle Fratte, ma a portarlo lì non sarà un programma meticoloso prestabilito, bensì una serie di coincidenze concatenate: sono i miracoli anonimi, dei fatti provvidenziali che hanno dato vita a un appuntamento inaspettato.

Un viaggio fatto in modo forzato, dettato dalla salute cagionevole e dal volere della famiglia che lo spinge lontano dalla Francia. L’approdo a Civitavecchia e lo sparo del cannone che gli “annuncia” che si festeggia l’Immacolata Concezione di Maria!

Alfonso Ratisbonne

Il soggiorno a Napoli, la prima esperienza di “preghiera” nella Basilica di san Francesco di Paola retta dai frati Minimi; gli stessi religiosi di sant’Andrea delle Fratte. E poi l’aver preso nella città partenopea la coincidenza sbagliata che al posto di condurlo a Palermo lo porta a Roma, dove incontra imprevedibilmente i De Bussières, dei connazionali trasferitisi nella città eterna.

L’incontro casuale diventa un’opportunità per Alfonso che si trova così costretto a interloquire con il barone De Bussières conoscitore di viaggi in Oriente, per avere consigli per il proprio viaggio anche se questi gli risulta essere fortemente antipatico perché è amico di suo fratello Teodoro. E ancora, la sfida lanciatagli dallo stesso De Bussières che gli dona la medaglia miracolosa e poi la preghiera del Memorare che si stampa nella mente di Ratisbonne come se fosse un ritornello di una canzone e infine l’incontro con lo stesso barone il giorno 20 gennaio, il quale gli chiede di salire sulla carrozza per un ultimo giro a Roma e di passare prima da sant’Andrea delle Fratte perché deve organizzare un funerale.

Tanti fatti concatenati l’uno dietro l’altro che danno vita a un filo rosso, a un volere divino che ha preso appuntamento all’insaputa di Ratisbonne, con l’intento di fargli fare l’esperienza della Bellezza e della Misericordia.

La Bellezza che rapisce il cuore

La conversione di Alfonso Ratisbonne

 

A Sant’Andrea delle Fratte, la Bellezza di una Donna rapisce il cuore di un uomo. Essenzialmente è questa la storia della conversione di Alfonso Ratsbonne. Un passaggio che lo porta dal buio alla luce e che conduce Alfonso a una vita nuova che gli mette chiarezza nel cuore riguardo la fede in Cristo.

Sono tre gli elementi che possiamo sottolineare dell’apparizione della Vergine Maria avvenuta a sant’Andrea delle Fratte:

Il silenzio raggiante, il dito, il pianto.

Il silenzio raggiante:

Maria, apparendo, in quell’occasione non dirà una parola. A parlare infatti sarà la sua presenza, piena di luce, in carne ed ossa, nella cappella che allora era dedicata a san Michele Arcangelo. È un silenzio raggiante che parla e che rivela ad Alfonso tutte le verità della fede cattolica. Ratisbonne nella cappella vede una grande luce e nella luce la Vergine Maria così come è raffigurata sulla medaglia miracolosa che lo stesso Alfonso portava addosso non per fede ma per sfida. Quel silenzio raggiante illumina così tutta la vita di Alfonso tanto che amerà definire il 20 gennaio come “la luce e in questa luce un’altra luce: la Vergine Maria!”. Dinanzi a questo silenzio raggiante è come se a Ratisbonne gli fossero cadute delle bende dagli occhi, così da cieco diventa vedente, da ateo diventa cristiano.

Il dito:

È il segno particolare dell’apparizione di Maria a sant’Andrea delle Fratte. Potremmo dire che è la “novità” apportata dalla Vergine in quanto l’Immacolata ha le due mani aperte, dalle quali fuoriescono i raggi delle grazie. Solitamente il dito indice siamo abituati a utilizzarlo per additare e condannare gli altri. A sant’Andrea delle Fratte, il dito, Maria non lo rivolge verso la persona di Alfonso per condannarlo, ma verso il basso a indicargli di riconoscersi per quello che è, e cioè un figlio amato da Dio. Esso, infatti, è un segno disarmante che chiede ad Alfonso di non opporre resistenza e di aprirsi alla misericordia di Dio. Ratisbonne dirà che quel dito non è il segno di una mano che castiga, ma che accoglie.

Il pianto:

Alfonso, una volta inginocchiatosi, scoppierà in un pianto che non è l’espressione della disperazione, ma della liberazione. Ratisbonne dinanzi alla Donna vestita di Sole riconoscerà lo stato di peccato in cui si trova, proverà contrizione e pentimento dei propri peccati, di essere piccolo e debole, ma allo stesso tempo riconoscerà la grandezza della misericordia di Dio che entrando nella sua vita lo ha tirato fuori dal buio, cambiandolo in modo istantaneo e inspiegabile.

L’apparizione durò pochi minuti. Il barone De Bussières, rientrando in chiesa, trovò Alfonso inginocchiato a piangere con un unico desiderio nel cuore, quello di essere battezzato, e una richiesta da fare al suo amico di portarlo da un sacerdote per poter confidare quanto aveva vissuto.

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