Alfonso Ratisbonne

Giovane, ricco e di belle aspettative

Alfonso Ratisbonne era un giovane ebreo originario di Strasburgo e faceva parte di una famiglia di banchieri fra le più influenti dell’Europa del XIX secolo. Rimasto orfano di entrambi i genitori, venne affidato alle cure dello zio Luigi che lo fece studiare nelle migliori scuole di Francia e gli assicurò ogni agio.

Godeva di una invidiabile posizione economica e sociale. Era entrato a far parte di quell’élite borghese illuminista che cercava di gestire le dinamiche del potere, combinando insieme politica, finanza, massoneria e opere caritatevoli.

All’età di 27 anni si fidanzò con la giovanissima nipote Flora, che amava e ammirava molto. Prima delle nozze, però, a causa della minore età della fidanzata e dello stato cagionevole della salute di Alfonso, gli fu consigliato di intraprendere un viaggio per poter trascorrere l’inverno in luoghi più miti.

Roma non era stata considerata una possibile tappa del suo itinerario, poiché si sapeva che era in corso un’epidemia di colera. Il progetto iniziale era quello di arrivare a Napoli, trascorrere i mesi più freddi a Malta per poi fare tappa a Costantinopoli e infine a Gerusalemme. Ma dopo un mese trascorso a Napoli, giunto il momento di imbarcarsi per Malta, non riuscì a partire per una serie di contrattempi.

Solo allora decise di trascorrere qualche giorno a Roma prima di riprendere il suo viaggio.

Giunto nella città eterna, Alfonso incontrò per caso dei connazionali, i de Bussiéres, originari anche loro di Strasburgo ma trasferiti a Roma già da tempo. In particolare, il barone Teodoro de Bussiéres lo accolse e diventò per Alfonso una vera e propria guida.

Il barone de Bussiéres e il suo circolo di amici a Roma erano tra i più convinti sostenitori dell’efficacia della Medaglia Miracolosa.

Teodoro de Bussieres e Alfonso Ratisbonne discutono animatamente. (Scena tratta dal documentario: Ho incontrato la bellezza.)

Da cattolico zelante qual era, de Bussiéres cercava un modo per avvicinare il suo amico al cattolicesimo e vincere così i suoi pregiudizi. Animato da questo proposito, chiese consiglio a un suo carissimo amico, il conte Augusto de la Ferronnays. I due, che condividevano la stessa fede e una particolare devozione mariana, erano giunti alla conclusione che se questo giovane anticattolico si fosse rivolto in qualche modo a Maria, si sarebbe certamente convertito.

L’occasione si presentò presto. Un giorno, mentre discutevano animatamente, Teodoro de Bussiéres provocò il suo ospite, invitandolo a indossare la Medaglia Miracolosa e a trascrivere e recitare il Memorare, un’orazione attribuita a san Bernardo. Solo a sentire nominare san Bernardo, Alfonso si alterò, perché gli venne alla mente il fratello Teodoro, che aveva scritto una biografia del Santo, e sentì riaffiorare tutto l’odio che provava per il proselitismo, per i Gesuiti e per tutti gli ipocriti cattolici.

La medaglia miracolosa: una sfida inaspettata

Questo sentimento di forte ostilità verso i cattolici si era scatenato a seguito della conversione del fratello maggiore Teodoro, che non solo si era battezzato, mettendo in imbarazzo tutta la famiglia, ma era anche diventato sacerdote. Alfonso detestava il fratello per aver tradito l’identità della famiglia; contestava i cattolici in generale e i sacerdoti in particolare perché li reputava fanatici nel loro intento ossessivo di fare proseliti.

Un episodio in particolare segnò un vero e proprio punto di rottura nel rapporto tra fratelli. Teodoro aveva proposto di battezzare un nipotino in punto di morte. Questa richiesta apparve ad Alfonso cinica se non addirittura crudele. Lui stesso commentò l’accaduto dicendo a proposito del fratello: «non volli più vederlo; nutrivo un odio amaro contro i preti, le chiese, i conventi e soprattutto contro i Gesuiti, il cui solo nome provocava il mio furore»; furore che si traduceva in contestazioni, scherno e derisione nei confronti dei cattolici. Per questo stesso sentimento, il giovane non considerava Roma, sede del Papato, come possibile meta dei suoi viaggi.

La medaglia miracolosa.

Ratisbonne, che continuava a professarsi liberale e razionale, alla fine accettò la proposta del barone De Bussierré di indossare la Medaglia, se non altro per dare dimostrazione di quanto fossero inutili e ridicole queste pratiche, per affermare che gli ebrei non erano ostinati quanto i cattolici e anche per poter annotare nel suo diario di viaggio qualche aneddoto divertente.

Nei giorni seguenti, Alfonso imparò alla perfezione il Memorare, ripetendolo come se fosse il ritornello di una canzone, ma senza dargli un senso e continuando a manifestare disprezzo verso il cattolicesimo.

Inconsapevolmente, l’animo del giovane israelita si stava predisponendo al cambiamento. La notte prima dell’apparizione, Alfonso si svegliò improvvisamente. Vide una grande croce nera, ma senza Cristo e per quanto si sforzasse per togliere quell’immagine dai suoi occhi, non ci riusciva.

L’appuntamento con la Misericordia

Il soggiorno romano di Ratisbonne era ormai alla fine e ancora una volta Alfonso incontrò per caso il barone de Bussiéres. Questi stava andando a Sant’Andrea delle Fratte per organizzare il funerale del suo carissimo amico, il conte Augusto de la Ferronnays, morto inaspettatamente qualche giorno prima. Alfonso salì sulla carrozza del barone. Giunti sul posto, l’amico de Bussiéres andò nel chiostro a parlare con i frati, mentre il giovane israelita, piuttosto che attendere fuori, entrò nella chiesa come se stesse rispondendo a un richiamo.

Nonostante Alfonso Ratisbonne fosse entrato in un luogo particolarmente bello e ricco di splendide opere d’arte, niente attirava la sua attenzione se non un bagliore di luce proveniente dalla cappella intitolata a san Michele Arcangelo. Tutto avvenne in poco tempo, tre minuti circa. La Madre di Dio era rimasta in silenzio e con un gesto della mano aveva invitato il giovane a inginocchiarsi.

La conversione di Alfonso Ratisbonne

«Camminavo nella chiesa – testimoniò Alfonso – ed ero già giunto in prossimità al luogo dove era apparecchiato il convenevole del funerale, quando mi sentii preso da un gran turbamento che non so esprimere a parole.

Parve che mi calasse innanzi come un velo; tutta la chiesa si oscurò, tranne una sola cappella che raggiava di vivissimo splendore, e vidi sull’altare starsi in piedi viva, grande, maestosa, bellissima, piena di misericordia la Beatissima Vergine Maria, somigliante nel portamento e nell’atteggiamento alla immagine impressa sul diritto della medaglia miracolosa della Concezione.

A tal vista io caddi in ginocchio là dov’ero. Più volte tentai con sforzo di alzare gli occhi verso la Vergine, ma la riverenza e lo splendore me li fece presto abbassare: ciò però non impediva ch’io avessi evidenza di quella apparizione.

Potei a stento fissare lo sguardo nelle mani di Maria, e vidi in esse l’espressione del perdono e della misericordia.

Alla presenza della Santissima Vergine, sebbene non mi dicesse parola, io compresi a fondo l’orrore dello stato in cui ero, la bellezza della religione cattolica, in una parola io capii tutto.»

Quando de Bussiéres rientrò in chiesa, trovò Alfonso in lacrime, ancora prostrato a terra. Malgrado gli facesse tante domande, il giovane non riuscì a rispondere, ma prese la Medaglia che portava al collo e la baciò affettuosamente.

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